Particelle di Fisica Quantistica

In principio era il vuoto brulicante di infinite possibilità, una delle quali sei TU. Infinite possibilità implicano infinite domande, alcune delle quali potrebbero avere delle risposte tutt’altro che scontate ma utili per elevare noi stessi ad un livello superiore di consapevolezza. E con noi stessi migliorare ciò che ci circonda.

Tutte le realtà esistono simultaneamente? È possibile che tutte le realtà potenziali esistano nello stesso momento? Vi siete mai visti attraverso gli occhi della persona che potreste essere? Vi siete mai guardati con gli occhi dello “Osservatore Supremo”? Chi siamo? Da dove veniamo? Cosa dobbiamo fare? Dove stiamo andando? Perché siamo qui? Questa è la domanda fondamentale.

Cosa è la realtà?
Dopo aver letto queste pagine ciò che ritenevate irreale potrebbe sembrarvi più reale di quello che pensate sia reale, che vi sembrerà invece meno reale. La Fisica Quantistica (o meccanica quantistica) ci permette di entrare nella “tana del mistero” offrendoci una nuova visione dell’Universo. Sta a noi accettare o rifiutare e qualunque sia la nostra scelta avremo comunque contribuito ad un cambiamento dell’Universo.

La Fisica Quantistica, volendo sintetizzare, è la Fisica delle Possibilità. Si tratta di domande sul modo in cui percepiamo il mondo, su una differenza o meno tra come è fatto il mondo e come noi lo percepiamo. Vi siete mai chiesti di cosa sono fatti i pensieri?
Alcuni dei comportamenti che notiamo nei bambini dimostrano che la cultura sta seguendo un paradigma sbagliato e che non viene apprezzato il potere del pensiero. Ciascuna epoca e generazione ha le sue convinzioni; che la terra è piatta, che la terra è rotonda ecc. Ci sono centinaia di convinzioni nascoste, cose che diamo per scontate che potrebbero anche non essere vere. Nella maggior parte dei casi, storicamente, queste convinzioni si sono rivelate false. Perciò si può presumere che molte delle cose che diamo per scontate sul mondo non siano vere. Spesso siamo intrappolati in questi preconcetti senza rendercene conto. È un paradigma.

Il materialismo moderno priva le persone della necessità di sentirsi responsabili. Molto spesso la religione fa lo stesso. La Meccanica Quantistica, se presa seriamente, mette la responsabilità direttamente sulle nostre spalle. Non dà risposte chiare e confortanti anzi dice: “la risposta non sta nel meccanicismo, ma non sarò io a dartela perchè sei abbastanza grande da decidere da solo”.

Tutti sono un mistero? Tutti sono un enigma? Sì, di sicuro. Farsi domande così profonde apre la strada a nuovi modi di stare al mondo. Porta una boccata di aria fresca. Rende la vita più gioiosa. Il vero segreto non è vivere in ciò che ci è familiare, ma vivere nel mistero.
Perché continuiamo a ricreare la stessa realtà? Perché continuiamo ad avere le stesse relazioni? Perché scegliamo sempre lo stesso tipo di lavoro? Nell’infinito mare di possibilità che ci circonda come mai continuiamo a ricreare le stesse realtà?
Non è incredibile che per noi esistano molte opzioni di cui non siamo coscienti? È possibile che siamo così condizionati dalla nostra vita quotidiana, dal modo in cui organizziamo la nostra vita, da convincerci che non abbiamo alcun controllo?

Siamo stati spinti a credere che il mondo esterno sia più reale del mondo interiore. Questo nuovo modello di scienza, la Meccanica Quantistica, dice proprio il contrario. Sostiene che quello che succede dentro di noi crea ciò che accade al di fuori di noi.
C’è una realtà fisica, assolutamente concreta, ma che esiste soltanto nel momento in cui si scontra con un’altra entità fisica. L’altra entità potremmo essere noi, e chiaramente abbiamo un debole per quei momenti, ma non siamo necessariamente noi. Può anche accadere che una roccia arrivi in volo e interagisca con questa massa indefinita portandola ad un particolare stato di esistenza.

Alcuni filosofi dell’antichità dicevano: ecco, se calcio un sasso e mi faccio male al piede questo è reale. Lo sento, sembra reale. È vivido. E questo significa che è reale. Ma è sempre una esperienza; è questa persona che ha la sensazione che sia reale.
Alcuni esperimenti scientifici hanno dimostrato che se prendi delle persone, colleghi il loro cervello a degli strumenti di diagnostica e chiedi loro di osservare un determinato oggetto, si attivano certe aree del cervello. Se poi chiedi alle stesse persone di chiudere gli occhi e immaginare lo stesso oggetto, quando lo immaginano si attivano le stesse aree del cervello di quando lo stavano guardando. Questo ha portato gli scienziati a chiedersi: allora che cosa è che “vede” ? È il cervello che “vede” o sono gli occhi? Che cosa è la realtà? È quello che vediamo con il cervello o quello che vediamo con gli occhi?

In realtà il cervello non comprende la differenza tra ciò che vede nell’ambiente circostante e ciò che ricorda perchè si attivano le stesse reti neurali. Perciò ci si pone la domanda: che cosa è la realtà?
Siamo bombardati da enormi quantità di informazioni che passano attraverso il nostro corpo i nostri organi di senso e che noi elaboriamo. Le filtriamo eliminando sempre più informazioni. Alla fine quelle che raggiungono la coscienza sono quelle che ci sono più utili. Il cervello elabora 400 miliardi di informazioni al secondo. Ma siamo coscienti soltanto di 2000 di esse. La nostra coscienza di quelle 2000 informazioni riguarda soltanto l’ambiente, il nostro corpo e il tempo. Vediamo soltanto la punta dell’iceberg, la classica punta di un immenso iceberg di Meccanica Quantistica (o Fisica Quantistica).
Se il cervello elabora 400 miliardi di informazioni ma noi siamo coscienti soltanto di 2000 di esse, significa che la realtà si svolge sempre all’interno del cervello; riceve le informazioni ma non le integriamo noi.

Gli occhi sono come una “lente”, ma il “nastro” che vede davvero e che “registra” è la parte posteriore del cervello. Si trova nella parte posteriore del cranio e si chiama corteccia visiva. E’ come una cinepresa. Sapete che il cervello dà la sua impronta a ciò che è in grado di vedere? È una cosa importante.
Per esempio, una cinepresa vede molto di più di ciò che vede un cervello che guarda lo stesso soggetto o panorama. Questo accade perchè la cinepresa non ha la capacità di obiettare o giudicare.
Nel cervello viene proiettato soltanto quello che siamo in grado di vedere. È possibile che i nostri occhi, cioè le “cineprese”, vedano di più di ciò che il cervello è in grado di proiettare coscientemente?

Per come è “cablato” il nostro cervello vediamo solo ciò che crediamo sia possibile, o rispondiamo a degli schemi che esistono già dentro di noi a causa del condizionamento. Una bellissima storia racconta che gli indiani d’America che vivevano nelle isole caraibiche, quando arrivarono le navi di Cristoforo Colombo, non riuscirono a vederle perchè erano diverse da qualunque cosa avessero mai visto prima. Non erano in grado di vederle.
Quando la flotta di Colombo attraccò ai Caraibi gli indiani non videro le navi, anche se queste erano all’orizzonte. Il motivo per cui non le videro è che il loro cervello non sapeva dell’esistenza dei velieri. Lo sciamano si accorge che l’oceano è increspato ma non vede alcuna imbarcazione, così comincia a chiedersi che cosa sta causando le increspature. Ogni giorno si mette li a guardare e dopo un pò di tempo riesce a vedere le navi. Quando riesce a vederle lo dice a tutti e, dato che tutti si fidano di lui, anche gli altri riescono a vederle.
Siamo noi a creare la realtà. Siamo macchine che producono realtà, creiamo gli effetti della realtà in continuazione. Percepiamo le cose dopo che si sono riflesse nello specchio del ricordo.
Se viviamo o meno in un grosso “ponte ologrammi” è una domanda a cui non sappiamo rispondere. È un problema filosofico che dobbiamo affrontare cercando di capire che cosa la scienza può dire del nostro mondo. Nella scienza siamo sempre gli osservatori quindi siamo limitati da ciò che giunge nel cervello umano che ci consente di vedere e percepire le cose che facciamo. Perciò è plausibile che tutto questo sia soltanto una illusione da cui non possiamo affrancarci per vedere cosa c’è davvero “la fuori”.
Il cervello non capisce la differenza tra ciò che succede “fuori” e ciò che succede “dentro” di esso. Non c’è un “fuori” indipendente da ciò che accade “dentro” al cervello. Alcune scelte che determinano il corso di una vita dipendono dalla mancata eliminazione di effetti quantici di piccola entità.
Parliamo del mondo subatomico. Poi parleremo di ciò che ci dice sulla realtà. Il mondo subatomico è una completa invenzione di fisici “pazzi” che cercavano di capire cosa succedeva quando facevano i loro piccoli esperimenti. Con piccoli esperimenti, dobbiamo intendere grandi quantità di energia in spazi e tempi ridotti. Si và un pò in “palla” in quei casi, la fisica subatomica è stata inventata per spiegare tutto questo. Ci serve una nuova scienza chiamata Fisica Quantistica soggetta a tutta una serie di ipotesi, idee, sensazioni e intuizioni controverse su che cosa veramente sta accadendo.

La materia non è ciò che abbiamo a lungo pensato che fosse. Gli scienziati hanno sempre considerato la materia come quanto di più fondamentale esista perchè è statica e prevedibile. Lo spazio all’interno degli atomi e delle molecole è piccolo. Le particelle occupano una quantità insignificante del volume di un atomo o di una molecola. Il resto è vuoto. Sembra che le particelle continuino a comparire e a sparire. Dove vanno a finire quando non sono qui?  Questa domanda è complessa. Ci sono due risposte. La prima risposta è che vanno in un universo alternativo. Le persone di quell’universo, si fanno la stessa domanda quando le particelle vengono nel nostro universo, quindi si chiedono anche loro dove vanno le particelle.

C’è un grosso mistero: il mistero della direzione del Tempo. Le leggi fondamentali della Fisica non fanno alcuna distinzione rilevante tra passato e futuro. Per esempio è un mistero, dal punto di vista delle leggi della Fisica, il perchè noi, che siamo in grado di ricordare il passato, non dovremmo avere lo stesso accesso epistemico al futuro. È un mistero il perchè dovremmo pensare che agendo adesso possiamo influenzare il futuro ma non il passato. Il fatto che abbiamo un diverso tipo di accesso epistemico al passato, piuttosto che al futuro, che agendo in questo momento esercitiamo un controllo sul futuro, piuttosto che sul passato, questi aspetti sono così radicati nel nostro modo di sperimentare il mondo che, forse, non provare curiosità in proposito è quasi come essere morti.
L’Universo è in gran parte vuoto. Ci piace pensare allo spazio come “vuoto” e alla materia come “solida”. In realtà la materia è fatta di niente, è del tutto inconsistente. Prendiamo un Atomo, lo consideriamo come una specie di “palla dura”, poi diciamo “non proprio”, è un puntino di materia molto densa al centro circondata da una nuvola di elettroni che appaiono e scompaiono. Poi si scopre che neanche questo è giusto, persino il nucleo che consideriamo così denso appare e scompare proprio come gli elettroni. La cosa più sicura che si può dire di tutta questa materia inconsistente è che è più come un pensiero, è come una informazione concentrata.

Le cose che vediamo non sono composte da altre cose. Le cose sono composte da idee, concetti, informazioni.
Una palla che rimbalza sul terreno, o ovunque voi vogliate, di fatto non tocca mai il terreno. Gli elettroni che compongono la palla e il terreno creano una carica e allontanano gli altri elettroni prima di toccarli. Perciò niente tocca niente. Nessuno tocca niente.
Solo nella esperienza cosciente sembra che ci muoviamo avanti nel tempo, nella teoria quantistica si può anche andare indietro nel tempo.
Quando non guardiamo è come un’onda. Quando guardiamo è come una particella. Quando non guardiamo ci sono onde di possibilità, quando guardiamo ci sono particelle di esperienza. Una particella che noi consideriamo solida esiste in realtà in una sovrapposizione, una propagazione di possibili posizioni. Si trova in tutte quelle posizioni nello stesso momento. Nell’istante in cui la guardiamo, quella particella si colloca in una sola di quelle posizioni possibili. La sovrapposizione quantica implica che una particella può trovarsi in due o più punti, o stati, simultaneamente. È un concetto molto bizzarro ed è uno dei tratti distintivi del mondo quantistico. Il mondo è fatto da “strisce potenziali di realtà”, finché non scegliamo.
Come fa un oggetto a trovarsi in due o più luoghi contemporaneamente? È molto semplice. Invece di pensare alle cose come “cose”, abbiamo l’abitudine di pensare che tutto ciò che ci circonda siano cose che esistano senza il nostro intervento, indipendentemente dalla nostra scelta. Occorre abbandonare questo modo di pensare e riconoscere che il mondo materiale intorno a noi, le sedie, i tavoli, la stanza, il tappeto, non sono altro che  possibili movimenti di coscienza. Di volta in volta scelgo tra quei movimenti per far manifestare la mia effettiva esperienza. È questo l’unico ragionamento radicale da seguire. Ma è molto radicale, molto difficile perchè tendiamo a credere che il mondo esista già, indipendentemente dalla nostra esperienza. Invece di pensare in termini di “cose” dobbiamo pensare in termini di “possibilità”.

In molti laboratori degli Stati Uniti è possibile vedere oggetti abbastanza grandi da essere visibili a occhio nudo e che si trovano in due posti nello stesso momento. È anche possibile fotografarli. Se faceste vedere una foto vi direbbero che c’è una macchia di luce colorata, e ce ne è un po’ qui e un po’ lì, nella stessa foto. Si tratta della foto di due “macchie”; vi chiederebbero cosa c’è di strano. Ebbene di “strano” ci sarebbe che, guardando nella fotocamera, si vedrebbero due “macchie”. Ma non sono “due macchie”, è sempre la stessa “macchia” in due punti diversi. Forse le persone non resterebbero a bocca aperta, perchè non ci crederebbero. Non vi accuserebbero di mentire o che vi siete confusi. È così misterioso che è veramente difficile da capire. È “incredibile”. E poi, chi non ha visto Star Trek. Chi non sarebbe perplesso? Bisogna fermarsi a pensare per realizzare che è lo stesso oggetto che si trova in due posti nello stesso momento.
Come sosteneva Heisenberg, uno dei padri della Fisica Quantistica, La Fisica Quantistica calcola soltanto le possibilità. Se accettiamo questo sorge subito la domanda: chi o che cosa sceglie tra queste possibilità per determinare il momento effettivo dell’esperienza? È chiaro che deve essere implicata la coscienza. L’osservatore non può essere ignorato. Sappiamo cosa fa un osservatore dal punto di vista della Fisica Quantistica ma non sappiamo chi o che cosa sia l’osservatore. Questo non significa che non si è cercato una risposta, siamo entrati nella testa dell’uomo esplorando in profondità per trovare qualcosa che si potesse chiamare “Osservatore”, ma non c’è nessuno nel cervello. Non c’è nessuno che si possa chiamare Osservatore, eppure tutti “sentiamo” di essere qualcosa che si può chiamare Osservatore o Testimone. L’Osservatore: l’entità che osserva il mondo esterno.
È questo l’Osservatore? Così intrinsecamente collegato alla comprensione dello strano mondo delle particelle quantistiche e alle loro reazioni? È questo, allora, l’Osservatore?
L’Osservatore è lo spirito all’interno della tuta bio-corporea. È come lo spirito nella macchina. È la coscienza che guida il veicolo, osserva l’ambiente circostante. I quattro strati della tuta bio-corporea hanno moltissimi sensori che captano segnali dall’esterno.

Nel 1993 a Washington DC, la capitale degli omicidi, è stato fatto un grosso esperimento. Sono arrivati 4000 volontari da un centinaio di paesi per meditare insieme durante la giornata. Era stato previsto che con un gruppo di quelle dimensioni i crimini violenti a Washington quell’Estate sarebbero calati del 25 per cento. Il capo della polizia andò in televisione a dire che ci sarebbero voluti 50 centimetri di neve per ridurre del 25 per cento i crimini violenti a Washington quella Estate. Ma alla fine il dipartimento di polizia cominciò a collaborare attivamente allo studio, perchè i risultati mostrarono effettivamente un calo del 25 per cento degli omicidi in città, che era stato previsto basandosi su 48 studi precedenti condotti su scala più ridotta.
Questo porta a chiedersi: le persone influenzano il mondo che vedono? Potete scommetterci! Ciascuno di noi influenza la realtà che vediamo. Anche se cerchiamo di nasconderci e di fare le vittime. Tutti influenziamo la realtà.
Masaru Emoto avrebbe documentato con fotografie dei cristalli d’acqua i suoi presunti “studi”: i cristalli assumerebbero, a suo dire, una forma armonicamente simmetrica o, al contrario, caotica e disordinata, in conseguenza dell’energia a cui sono esposti, sia essa sotto forma di suono (voce, musica), parola scritta (etichetta applicata a una brocca) o di pensiero. È molto affascinante tutto questo soprattutto  se pensiamo che il nostro corpo è composto per circa il 90 per cento di… acqua. Se i pensieri possono fare questo all’acqua, immaginiamo che cosa possono fare a ciascuno di noi. Il solo pensiero può cambiare completamente il corpo.
La maggior parte delle persone non influenzano la realtà in modo sostanziale e costante perchè non pensano di poterlo fare. Scrivono una intenzione e poi la cancellano perchè pensano che sia stupida. Credono di non poterlo fare. Poi la scrivono di nuovo e la cancellano, quindi l’effetto è molto ridotto. Il motivo è proprio che pensano di non poterlo fare.
Se accettiamo con tutto il nostro essere di poter camminare sull’acqua, questo accadrà? Sì.
Ma è come il “pensiero positivo”. Il “pensiero positivo” è un ottima trovata. Ma ciò significa che c’è una sbavatura di pensiero positivo che copre una massa di pensiero negativo. Perciò “pensare positivo” non è pensare positivo.
È solo camuffare il pensiero negativo.

Quando pensiamo in termini di “cose” rendiamo la realtà più concreta di quanto sia. Ecco perchè ci blocchiamo. Ci blocchiamo nella uniformità della realtà. Se la realtà è concreta “io sono insignificante, non la posso cambiare”. Ma se la realtà è “una mia possibilità”, una possibilità della coscienza, allora come è possibile cambiarla? Come è possibile migliorarla, renderla più felice? Vedete come si amplia l’immagine di noi stessi? Col vecchio modo di pensare non potevamo cambiare niente, non avevamo nessun ruolo nella realtà. La realtà è già là. Sono oggetti materiali che si muovono a modo loro seguendo leggi deterministiche. È la matematica a determinare che cosa faranno in una determinata situazione. Noi non abbiamo nessun ruolo. Con la nuova visione, la matematica ci fornisce le possibilità in cui tutti questi movimenti possono trasformarsi. Ma non ci può dare l’esperienza effettiva che sperimenteremo nella nostra coscienza. Siamo noi a scegliere quella esperienza. Perciò siamo noi a creare la nostra realtà. Può sembrare una pretesa esagerata avanzata da qualche fanatico di “new-age” che non capisce nulla di Fisica. Ma è la Fisica Quantistica a dircelo.

Il mondo è composto da linee temporali potenziali di realtà… finché non scegliamo. Tutte le realtà del campo quantistico esistono contemporaneamente.

Viviamo davvero in mondi diversi. Il mondo macroscopico che vediamo e quello delle cellule, degli atomi, dei nuclei. Sono mondi completamente diversi con una lingua e una matematica proprie. Non sono solo più piccoli, sono completamente diversi, ma sono complementari. Noi siamo fatti di atomi, ma anche di cellule, siamo anche la nostra fisiologia macroscopica. È tutto vero. Ma sono diversi i livelli di verità. Il livello di verità più profondo
rivelato dalla scienza e dalla filosofia è la verità fondamentale dell’unità. Al livello sub-nucleare più profondo tutti noi siamo una cosa sola.

Quando ci svegliamo la mattina creiamo coscientemente la nostra giornata nel modo in cui vogliamo che si svolga. Dato che la nostra mente esamina tutte le cose che dobbiamo fare, ci serve un po’ ad arrivare a creare intenzionalmente la nostra giornata. Ma questo è il punto. Quando creiamo la nostra giornata e dal nulla accadono piccole cose del tutto inspiegabili sappiamo che fanno parte del processo o sono il risultato della nostra creazione. Più lo facciamo, più creiamo una rete neurale nel nostro cervello che ci fa accettare che questo è possibile. E ci dà il potere e l’incentivo per rifarlo il giorno dopo.

Nelle “dipendenze” abbiamo una opportunità eccezionale. Decifrare la differenza tra l’intangibilità della nostra nobiltà di carattere e le faccende quotidiane in cui quel carattere viene rivelato in un mondo tridimensionale attraverso il nostro corpo. Scopriremo che la “dipendenza” è la sensazione di una scarica chimica che attraversa il corpo tramite una serie di ghiandole endocrine e tramite il liquido spinale. Una sensazione che alcuni chiamerebbero “fantasia sessuale”. A un uomo basta una sola “fantasia sessuale” per avere una erezione. A un uomo basta un pensiero per avere una erezione. Non viene provocata da qualcosa di esterno. Viene provocata da ciò che è dentro di lui.

Da giovani, solitamente, si hanno molte idee su cosa sia “Dio”. Da meno giovani, invece, ci si rende conto di non essere abbastanza coscienti per capire che cosa significhi quel concetto. E cioè che noi siamo una cosa sola con il grande essere che ci ha creato, che ha creato le galassie e l’universo. Come mai questo concetto non c’è nella religione?
Molti dei problemi creati dalla religione e da vari movimenti filosofici nel corso dei secoli sono stati errori perchè tutto è partito da questa idea: Dio è un essere distinto, separato da noi, che dobbiamo venerare, accattivarci, far felice, e da cui dobbiamo sperare di ricevere una ricompensa alla fine della nostra vita.Dio non è tutto questo. Questa è una bestemmia. Dio è un concetto molto ampio. Sono da disapprovare molti degli aspetti associati alla religione organizzata perchè hanno fatto molto male al mondo. Alle donne, alle persone oppresse, al World Trade Center, Ma allo stesso tempo abbiamo l’epitome di una grande scienza, quella che è arrivata più vicina a spiegare quanto ha detto Gesù. Egli ha detto che “un granello di senape è più grande del regno dei cieli”. L’unica scienza che può spiegare questa analogia è la Fisica Quantistica. Oggi abbiamo grandi tecnologie, sistemi anti-gravitazionali, campi magnetici, energia di “punto zero”. Abbiamo tutto questo; eppure abbiamo ancora questa idea di Dio superstiziosa e arretrata.

La gente si adegua in fretta quando è minacciata dall’idea del “castigo eterno”. Ma questo non è Dio. Se cominciamo a mettere in dubbio le immagini tradizionali, le caricature di Dio, la gente ci considera un agnostico, un ateo, un sovvertitore dell’ordine sociale. Dio deve essere più grande della più grande debolezza umana e anche della più grande abilità umana. Dio deve addirittura trascendere quanto in noi è più rimarchevole per emulare la natura nel suo assoluto splendore. Come è possibile che un uomo commetta peccato nei confronti di una mente tanto grande? Come è possibile che una unità di Carbonio sulla Terra, nelle zone più remote delle Via Lattea, tradisca “Dio Onnipotente”? È impossibile. Il culmine dell’arroganza è il culmine dello strumento di controllo di chi crea Dio a sua immagine.

Quando il cervello pensa è simile ad una nube temporalesca. Lo spazio intersinaptico rappresenta il cielo tra il temporale e la terra. Il recettore. Si vede questa nube scura, come un presagio che ribolle in cielo. Si vedono gli impulsi elettrici muoversi attraverso vene di luce elettrica. E poi si vede che colpiscono il terreno. Il cervello quando elabora un pensiero coerente è come un temporale. Nessuno ha mai visto il pensiero. Quello che vedono, in neurofisica, è una tempesta che infuria nei diversi quadranti del cervello. Si tratta di aree collegate alle varie parti del corpo, e ciò a cui la persona risponde è una immagine olografica. Rabbia, omicidio, odio, compassione, amore.

Il cervello non comprende la differenza tra ciò che vede nell’ambiente circostante e ciò che ricorda perchè si attivano le stesse reti neurali. Il cervello è composto da piccole cellule nervose: i neuroni. I neuroni sono collegati ad altri neuroni e formano una “rete neurale”. Ogni punto di collegamento si sviluppa in un pensiero o un ricordo. Il cervello costruisce i concetti seguendo le leggi della memoria associativa. Le idee, i pensieri e i sentimenti sono tutti creati e connessi nella rete neurale e tutti hanno un possibile collegamento tra loro.

Il concetto e il sentimento di amore, per esempio, è conservato in questa grande rete neurale, ma noi costruiamo questo concetto a partire da molte idee diverse. Per esempio, alcuni collegano l’amore alla delusione. Quando pensano all’amore sperimentano ricordi di sofferenza, dispiacere o persino rabbia. La rabbia viene legata a una ferita, magari provocata da una persona, che quindi è collegata all’amore.
Noi costruiamo dei modelli di come vediamo il mondo al di fuori di noi. Più informazioni abbiamo, più affiniamo il nostro modello in un modo o in un altro. In pratica ci raccontiamo una storia su cosa è il mondo esterno. Qualsiasi informazione elaboriamo, qualsiasi informazione prendiamo dall’ambiente circostante, è sempre influenzata dalle nostre esperienze e dalla nostra risposta emotiva a ciò che stiamo vivendo.
Chi c’è al posto di guida quando controlliamo le nostre emozioni o reagiamo alle nostre emozioni? Sappiamo che le cellule nervose che si attivano contemporaneamente si collegano. Se ci esercitiamo molto in qualcosa, quelle cellule nervose stabiliscono una relazione a lungo termine. Se ci arrabbiamo ogni giorno, se ci sentiamo frustrati ogni giorno, se soffriamo ogni giorno, se assumiamo un atteggiamento vittimista, ricolleghiamo e reintegriamo quella rete neurale ogni giorno. E quella rete neurale avrà una relazione a lungo termine con tutte le cellule nervose chiamate “identità”. Sappiamo anche che le cellule nervose che non si attivano contemporaneamente non sono più collegate. Perdono la loro relazione a lungo termine perchè ogni volta che interrompiamo un pensiero che produce una risposta chimica nel corpo, le cellule nervose che sono collegate tra di loro cominciano a rompere la relazione a lungo termine. Quando iniziamo a smettere di rispondere con una reazione automatica di stimolo-risposta per osservare invece l’effetto che provoca, allora non siamo più una persona emotiva cosciente del corpo e della mente che risponde all’ambiente esterno in modo automatico.

Questo significa che le emozioni sono positive o negative? Le emozioni sono fatte in modo da rinforzare chimicamente qualcosa nella memoria a lungo termine. Ecco perchè le proviamo.
Le emozioni sono sostanze chimiche impresse olograficamente. La farmacia più sofisticata dell’Universo è dentro ciascuno di noi. La parte del cervello che si chiama Ipotalamo, è come una piccola fabbrica. In esso vengono assemblate le sostanze chimiche corrispondenti alle emozioni che proviamo. Queste sostanze chimiche si chiamano “peptidi” e sono piccole catene di amminoacidi. Il corpo in sostanza è una unità di carbonio che produce circa venti diversi amminoacidi per formulare la sua struttura fisica. Il corpo è una macchina che produce proteine. Nell’Ipotalamo prendiamo piccole catene proteiche chiamate “peptidi” e le assembliamo in “neuro-peptidi” o “neuro-ormoni” che corrispondono agli stati emotivi che sperimentiamo ogni giorno. Ecco allora che ci sono sostanze chimiche per la rabbia, per la tristezza, per la vittimizzazione e per la lussuria. C’è una sostanza chimica per ogni stato emotivo. Quando proviamo una emozione nel nostro corpo o nel nostro cervello, l’Ipotalamo assembla subito il peptide e lo libera, tramite l’Ipofisi, nel flusso sanguigno. Quando viene liberato nel flusso sanguigno si dirige verso diverse parti del corpo. Ogni cellula è dotata di recettori.
Quando proviamo una emozione nel nostro corpo o nel nostro cervello, l’Ipotalamo assembla subito il peptide e lo libera, tramite l’Ipofisi, nel flusso sanguigno. Quando viene liberato nel flusso sanguigno si dirige verso diverse parti del corpo. Ogni cellula è dotata di recettori. Una cellula può avere migliaia di recettori che ne studiano la superficie, che si aprono al mondo esterno. Quando un peptide si “aggancia” a una cellula è come una chiave che entra in una serratura, si posiziona sul recettore, si aggancia e muove il recettore. E’ come una campanello che suona, invia un segnale alla cellula.

Nell’età adulta molti di coloro che hanno avuto degli inconvenienti vivono una sorta di distacco emotivo o agiscono come se “oggi” fosse “ieri”. Sia nella situazione di distacco che nel caso di reazioni eccessivamente emotive che derivano da una esperienza precedente, la persona non si comporta come un “tutto integrato”. All’esterno della cellula ci sono miliardi di recettori che servono a ricevere informazioni.

Un peptide in un recettore cambia la cellula in molti modi, mette in moto tutta una serie di eventi bio-chimici alcuni dei quali portano a dei cambiamenti nel nucleo stesso della cellula. Ogni cellula è viva e ha una coscienza, specialmente se per coscienza intendiamo il punto di vista di un osservatore. C’è sempre la prospettiva della cellula. La cellula è la “unità di coscienza” più piccola del corpo.

Una dipendenza è molto semplice da definire. E’ qualcosa che non puoi fermare. Ci mettiamo in situazioni che soddisfino i desideri bio-chimici delle cellule del nostro corpo. Che rispondano alle nostre esigenze chimiche. Chi ha una dipendenza avrà sempre bisogno di qualcosa in più per ottenere lo “sballo” chimico di cui va in cerca. Perciò se non siamo in grado di controllare il nostro stato emotivo allora ne siamo dipendenti.
Come si fa a dire di essere innamorati di una certa persona? Per esempio. Siamo solo innamorarti dell’anticipazione delle emozioni dalle quali siamo dipendenti. La stessa persona può non interessarci più la settimana dopo se non risponde alle aspettative. Questo non cambia forse il paesaggio della nostra prospettiva emotiva sui bisogni e sulle identità personali? Noi siamo le nostre emozioni e le nostre emozioni sono noi. Non possiamo separare le emozioni.
Le emozioni non sono negative, sono la vita, colorano la ricchezza della nostra esperienza. Il problema è la nostra dipendenza. La maggior parte della gente non si rende conto che quando capisce di essere dipendente dalle emozioni non è soltanto una questione psicologica: è bio-chimica. L’Eroina usa gli stessi meccanismi dei recettori sulle cellule usati dalle sostanze chimiche emotive. Se possiamo avere una dipendenza per l’Eroina, possiamo avere una dipendenza da qualsiasi neuropeptide, qualsiasi emozione.
La nostra mente crea “letteralmente” il nostro corpo. Comincia tutto dalla cellula. La cellula è una macchina che produce proteine ma riceve il segnale dal cervello. I recettori possono cambiare la loro sensibilità. Se un dato recettore per una determinata droga o sostanza viene bombardato per molto tempo ad elevata intensità si restringerà. In tal modo ci saranno meno recettori o saranno desensibilizzati o regolati a valle. Perciò la stessa quantità di droga o sostanza provocherà una risposta molto più ridotta.
Se ogni giorno bombardiamo la cellula con lo stesso “atteggiamento”, la stessa chimica, quando quella cellula deciderà di dividersi e produrrà una cellula “figlia”, la nuova cellula avrà più recettori per quei particolari neuro-peptidi emotivi e meno recettori per vitamine, minerali, sostanze nutritive e scambi di fluidi e persino per il rilascio di sostanze di scarto e tossine
Cosa succede quando invecchiamo? L’invecchiamento deriva dalla produzione scorretta di proteine. La pelle perde elasticità. La Elastina è una proteina. Che cosa succede ai nostri enzimi? Non digeriamo più così bene. Che cosa succede al nostro liquido sinoviale? Sono proteine che diventano fragili. Che cosa succede alle ossa? Si assottigliano. Perciò l’invecchiamento deriva dalla produzione scorretta di proteine. Allora bisogna chiedersi: è davvero importante ciò che mangiamo? La nutrizione ha davvero un effetto se la cellula, dopo venti anni di abuso emotivo, non ha più nemmeno i recettori per ricevere, assumere le sostanze nutritive necessarie alla sua salute?

Bene. È ora di cambiare rotta. Dobbiamo spostarci verso un nuovo paradigma, che è solo un ampliamento di quello vecchio. Esso dice che “l’universo è più grande di quanto credessimo”. È sempre più grande di quanto pensiamo.

Nessuno vi ha mai dato informazioni intelligenti o esaurienti sul vostro splendido essere. Sul rapporto tra l’interno e l’esterno. Perché avete delle dipendenze? Perché non avete niente di meglio. Non avete mai sognato niente di meglio perchè nessuno vi ha mai insegnato a farlo. Pensate che un vostro simile sia cattivo? Non fatelo. Pensate che sia buono? Non fatelo. Pensate che sia Dio.

Il campo della psichiatria non riconosce abbastanza libertà di azione alle persone. Moltissimi dei problemi che vengono etichettati come “problemi psicologici” derivano soltanto dal fatto che le persone fanno scelte sbagliate. Bisognerebbe insegnar loro a fare scelte diverse.

Quando si dice che ciascuno di noi “sparisce” non si intende che sparisce fisicamente. Si intende uno spostamento al di fuori dell’area del cervello legata alla propria personalità, al proprio rapportarsi con gli altri, con i luoghi, le cose, i tempi e gli eventi. Non esistiamo nei centri associativi del cervello che riaffermano la nostra identità, la nostra personalità. La persona media che considera la sua vita noiosa e priva di stimoli non ha fatto nessuno sforzo per ottenere le conoscenze e le informazioni che la ispirerebbero.
La gente è così ipnotizzata da ciò che la circonda, i media, la televisione, da chi confeziona ideali che tutti vorrebbero raggiungere ma che sono irraggiungibili perchè basati solo sull’aspetto fisico o sulla definizione di bellezza. La maggior parte della gente si arrende a queste illusioni e vive la vita nella mediocrità. Magari quelle persone vivono quel tipo di vita e la loro anima, il loro vero desiderio, in questo modo non verranno mai a galla. Quindi vorranno essere qualcos’altro. Ma se il loro vero essere venisse a galla e le persone cominciassero a chiedersi se c’è qualcosa di più o “perchè sono qui” o “quale è lo scopo della vita” o “dove sto andando” o “cosa accadrà quando morirò”, se cominciassero a farsi queste domande comincerebbero a pensare che potrebbero avere un esaurimento nervoso. In realtà ciò che sta accadendo è che le loro vecchie idee sulla loro vita e sul mondo si stanno disintegrando.

Siamo in un territorio completamente nuovo del nostro cervello. Perciò ricolleghiamo il cervello. Lo ricolleghiamo letteralmente a un nuovo concetto e alla fine questo ci cambia completamente, dall’interno all’esterno.

Se modifico la mia mente modificherò le mie scelte? Se modifico le mie scelte la mia vita cambierà? Perché non posso cambiare? Quali sono le mie dipendenze? Perderò qualcosa a cui sono legato chimicamente? Quale persona, luogo, cosa, tempo, evento, a cui sono legato chimicamente, non voglio perdere perchè potrei sperimentare la “astinenza chimica”? Da qui il dramma umano.

Questo è l’unico pianeta della Via Lattea la cui popolazione e sprofondata in una enorme sottomissione alla religione. Sapete perchè? Perché la gente ha creato i concetti di “bene” e “male”. “Se faccio così verrò punito da Dio”, “se faccio un’altra cosa verrò premiato”. È una descrizione molto povera che cerca di visualizzare un percorso da seguire nella vita con risultati disastrosi. Perché non esistono il “bene” e il “male”. In questo modo si giudicano le cose in modo troppo superficiale. Questa affermazione significa essere a favore del “peccato” della “depravazione” della “licenziosità”? No, significa solo che dobbiamo sviluppare la nostra comprensione di ciò con cui abbiamo a che fare. “Faccio cose che so che mi faranno evolvere”, altre cose “non mi faranno evolvere”. Ma non sono “buone” o “cattive”. Non c’è un Dio pronto a punirci perchè abbiamo fatto una cosa o un’altra.

Non esiste un Dio che condanna la gente. Tutti siamo Dio.

Con il termine “Dio” ci riferiamo a quelle parti della nostra esperienza del mondo che sono in qualche modo trascendenti, sublimi.

Molti, che non hanno idea di cosa sia Dio, hanno comunque sperimentato che esiste. C’è qualcosa di molto reale in questa “presenza” che chiamiamo “Dio”. Anche se è molto difficile definire Dio. Non si è in grado di vedere Dio come una persona o una cosa. Chiedere a un essere umano di spiegare che cosa è Dio è come chiedere a un pesce di spiegare che cosa è l’acqua in cui nuota.

Dio è una sovrapposizione dello spirito di tutte le cose.

Noi siamo un Dio “in fieri” (dal latino “in divenire”) e dobbiamo percorrere questo cammino. Ma un giorno dovremo amare l’astratto quanto amiamo la condizione di dipendenza. La grandezza non verrà da quello che facciamo ai nostri corpi, ma da quello che facciamo alla mente.

Se creiamo coscientemente il nostro destino, se dal punto di vista “spirituale” accettiamo l’idea che i nostri pensieri possono influenzare la nostra realtà e la nostra vita, perchè la realtà è la vita, ecco che arriviamo al “patto” che facciamo quando creiamo la nostra giornata dicendo: “mi prendo del tempo per creare la mia giornata e influenzo il campo quantistico. Se l’osservatore mi guarda mentre faccio questo, e se io ho un lato spirituale, allora dammi un segno di aver prestato attenzione a una qualsiasi delle cose che ho creato e falle accadere in un modo che non mi aspetto in modo che resti stupito dalla mia capacità di sperimentare queste cose e che non abbia alcun dubbio che siano venute da te”.

Il cervello è in grado di fare milioni di cose diverse. Le persone dovrebbero imparare quanto sono incredibili, quanto la loro mente è incredibile. Hanno questa cosa nella testa che può fare per loro un sacco di cose. Può aiutarle ad imparare, può cambiare adattarsi e migliorarci. Ci può aiutare a trascendere noi stessi. Magari in qualche modo ci può anche portare ad un livello più alto di esistenza in cui possiamo comprendere il mondo, la nostra relazione con le persone e le cose in maniera più profonda e trovare un significato più completo per noi e il nostro mondo. Il nostro cervello ha un lato spirituale, ma è un lato a cui tutti possiamo accedere.

Dobbiamo formulare ciò che vogliamo ed essere talmente concentrati su di esso da perdere coscienza di noi stessi, del tempo, della nostra identità. Nel momento in cui saremo così coinvolti in questa esperienza quella immagine sarà l’unica immagine reale. Tutti hanno fatto questa esperienza quando hanno deciso che volevano qualcosa. È la fisica quantistica in azione. È manifestare la realtà. È l’osservatore nella sua massima espressione.
La nostra coscienza influenza le persone intorno a noi. Influenza le proprietà materiali. Influenza il nostro futuro. Possiamo contribuire alla creazione del nostro futuro. “Dammi un segno di aver prestato attenzione a una qualsiasi delle cose che ho creato e falle accadere in un modo che non mi aspetto, in modo che resti stupito dalla mia capacità di sperimentare queste cose e non abbia alcun dubbio che siano venute da te”.

Vi siete mai visti attraverso gli occhi della persona che avreste potuto diventare? Che iniziazione! Vi siete mai fermati un momento per guardarvi con gli occhi dell’osservatore supremo?

Noi siamo molto di più di quello che crediamo di essere e possiamo essere ancora di più. Possiamo influenzare l’ambiente che ci circonda, le persone. Possiamo influenzare anche lo spazio. Possiamo influenzare il futuro. Siamo responsabili di tutte queste cose. Non c’è distinzione fra noi e quello che ci circonda, siamo la stessa cosa. noi siamo connessi a tutto. Non siamo soli.

Sapere che c’è questa interconnessione dell’universo, che siamo tutti connessi tra noi e connessi all’universo al suo livello fondamentale credo sia la miglior spiegazione possibile per la spiritualità. Il nostro scopo è sviluppare la nostra intenzionalità e imparare ad essere dei bravi creatori. Siamo qui per essere creatori, siamo qui per infiltrare nello spazio idee e pensieri monumentali. Siamo qui per fare qualcosa della nostra vita.

Riconoscere il “se” quantico. Riconoscere di poter scegliere. Riconoscere la mente. Quando avviene questo cambio di prospettiva diciamo che una persona si è “illuminata”.

La Meccanica Quantistica consente di applicare alla natura umana il fenomeno intangibile della libertà. La Fisica Quantistica, per essere molto concisi, è la fisica delle possibilità. Ci si chiede quindi “di chi sono queste possibilità” e “chi sceglie tra queste possibilità per giungere alle esperienze vere e proprie”. L’unica risposta soddisfacente, dal punto di vista logico, è che alla base dell’essere c’è la coscienza.

Occorre ricercare la conoscenza senza alcuna interferenza delle nostre dipendenze. Riuscire a farlo significherà manifestare la conoscenza e il nostro corpo la sperimenterà nella realtà in modi nuovi. Una nuova chimica, nuovi ologrammi, nuovi “altrove” di pensiero. Oltre i nostri sogni più sfrenati.

Tutti un giorno raggiungeremo il livello delle incarnazioni che conosciamo dalla storia. I vari Buddha e Gesù. Benvenuti nel regno dei cieli, senza giudizi, senza odio, senza prove, senza niente. Il fatto che esistiamo ha permesso a questa realtà, che chiamiamo reale, di tirar fuori l’azione dal potere dell’intangibilità e il caos dall’inerzia, e di mantenerlo in una forma che chiamiamo Materia.

Come facciamo a misurare gli effetti? Viviamo le nostre vite e poi vediamo se è cambiato qualcosa. Se qualcosa è cambiato diventiamo gli scienziati della nostra vita. E questo è il motivo per cui siamo qui.

Non prendete tutto per buono. verificate che sia vero. Ma soprattutto… pensateci un attimo.

LIBRO CONSIGLIATO SEMPLICE: Clicca – C’era un Gatto che non c’era – Misteri e meraviglie della fisica quantistica

www.remorombi.it

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